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La gestione delle lesioni associate al Sarcoma di Kaposi.

Il sarcoma di Kaposi è una patologia angioproliferativa, a eziologia virale e patogenesi multifattoriale fondata su una disfunzione immunitaria.
Il nome della patologia deriva dal medico ungherese Moritz Kaposi (1837-1902) che descrisse tre casi della sua variante classica.
Esistono quattro differenti tipologie di sarcoma di Kaposi:

  • variante classica;
  • variante endemica;
  • variante iatrogenica;
  • variante HIV correlata.

Il quadro istologico si presenta nello stesso modo nella differenti forme cliniche, caratterizzato da neoangiogenesi,edema e stravasi eritrocitari.
Le lesioni kaposiane progrediscono attraverso tre stadi:

  • Maculare;
  • Nodulare;
  • A placca.

L'approccio diagnostico deve tenere conto delle differenti sedi della patologia.
La metodica principale, è rappresentata dall'esame istologico, fondamentale in quanto in grado di fornire elementi riguardanti la natura della lesione.
Gli esami strumentali vengono utilizzati quando si pensa ad un coinvolgimento viscerale della patologia.
In uno studio pubblicato nel Journal of Cutaneous of Medicine ad Surgery, vengono messi a confronto due trattamenti locali per la gestione di tali lesioni, ovvero il trattamento con Imiquimod crema 5% e la crioterapia.
Entrambi i trattamenti sono stati valutati dopo 12 settimane.
Concludendo, lo studio dimostra che non vi è alcuna differenza statisticamente significativa tra l'efficacia di Imiquimod 5% e crioterapia.
Imiquimod al 5% può essere utile, sicura ed adatta per l'applicazione domiciliare per quanto concerne il KS classico, che colpisce principalmente individui di età avanzata e ha il vantaggio di evitare continui accessi ambulatoriali, necessari in caso di trattamento con crioterapia.

Durante la stesura della tesi ho preso in considerazione un articolo in cui viene valutata l'efficacia del cerotto transdermico di nicotina per via transdermica e l'utilizzo di un cerotto placebo per quanto concerne la gestione delle lesioni da KS associate.
La nicotina influenza l'attività delle cellule dendritiche e altera la produzione di citochine e fattori di crescita.
Oltre al suo effetto sul sistema immunitario, le proprietà vasocostrittive della nicotina potrebbero essere considerate terapeutiche vista la vascolarizzazione del KS.
Nel seguente studio, 15 settimane di uso continuo del cerotto transdermico, con o senza nicotina non influisce in modo significativo sulle dimensioni delle lesioni da KS correlate.
La storia di tale patologia di per sé è variabile, scegliere correttamente la terapia risulta difficoltoso.
In tal caso bisogna prendere in considerazione l'estensione e il tasso di crescita della neoplasia, i sintomi del paziente, le condizioni del sistema immunitario e le eventuali complicazioni correlate all'infezione da HIV.
La prevalenza della variante classica endemica è calata drasticamente a seguito dell'introduzione della HAART, che prevede l'utilizzo combinato di più farmaci antiretrovirali.
La chemioterapia sistemica è riservata a pazienti che non rispondono alla HAART e/o con varianti a interessamento diffuso, sintomatiche, rapidamente progressive, pericoloe per la vita nelle forme a coinvolgimento viscerale.

Dalla ricerca nelle banche dati, si evince che non vi sono trattamenti maggiormente efficaci di altri per quanto concerne la gestione delle lesioni da SK associate.
Come scritto in precedenza l'utilizzo di Imiquimod al 5% potrebbe essere valutato per quanto concerne l'ambito domiciliare in quanto vi sono pazienti non in grado di accedere direttamente all'ambulatorio, in questo modo si garantirebbe loro la stessa tipologia di trattamento delle persone in grado di raggiungere in autonomia le strutture specializzate.
Nonostante sia una patologia rara ma non infrequente come vautato durante la stesura dell'elaborato, rappresentando il 25% delle patologie oncologiche in Europa, non vi son studi specialistici che permettano ai professionisti di valutare e gestire le lesioni kaposiane.

La gestione delle lesioni da KS è di approccio multidisciplinare e come recita il codice deontologico all'articolo 10: 
“L'infermiere fonda il proprio operato su conoscenze validate dalla comunità scientifica e aggiorna le competenze attraverso lo studio e la ricerca, il pensiero critico, la riflessione fondata sull'esperienza e le buone pratiche, al fine di garantire la qualità e la sicurezza delle attività. Pianifica, svolge e partecipa ad attività di formazione e adempie agli obblighi derivanti dal programma di Educazione Continua in Medicina”.

Parlare di autonomia infermieristica non vuole dire insubordinazione o centralità ma piuttosto la possibilità di decidere e pianificare nel rispetto delle proprie competenze.
Parlo di autonomia infemieristica in quanto l'istituzione del Master “ Infermiere Specialista in Vulnologia”, fornisce delle competenze che permettono in autonomia di gestire questa tipologia di lesioni, ovviamente avvalendosi, in caso di bisogno, di personale con differenti competenze al fine di garantire una corretta gestione della persona assistita.

Dottoressa Valentina Cicu